La Birra arriva in Occidente

evi

L’Egitto è la porta principale attraverso cui la Birra entra nel mondo occidentale.

Nel 1887 nel libro The beer of the Bible, James Death, già produttore di birra al Cairo, ipotizza che la “manna dal cielo” inviata da Dio agli Ebrei non sia altro che una birra a base di pane, simile al porridge, chiamata wusa.

La produzione della Birra diviene fondamentale per tutte le civiltà classiche dell’antico occidente. Il filosofo greco Platone sostenne che “deve essere stato un uomo saggio ad inventare la Birra”. Come dargli torto?

Come abbiamo già avuto modo di vedere i Romani chiamavano la Birra “cerevisia”, termine con il quale indicavano l’ingrediente principale della bevanda ovvero i cereali; infatti l’etimologia della parola deriva da Cerere, dea dell’agricoltura e vis ovvero forza. Roma apprende della Birra dai Greci.

Nella cultura dell’antica Roma, questa bevanda ebbe grande importanza soprattutto nel periodo iniziale della storia della città. Successivamente, infatti, il vino divenne la bevanda preferita, tanto che nel periodo repubblicano la Birra fu considerata degna solo delle popolazioni barbare.

int (1)Publio Cornelio Tacito, storico vissuto tra il I e il II secolo d.c. usava toni dispregiativi per definire la bevanda prodotta dai popoli germanici. Un altro storico, questa volta greco, Ellanico di Lespo, ci riporta che anche il popolo dei Traci, che occupavano una regione della Grecia che si estendeva dalla Turchia alla Bulgaria, sin dal V secolo a.c. consumava brutos o bryos a base di segale.

Consumata regolarmente, quotidianamente, da tutte le classi sociali, in particolare nel nord e nell’est Europa, la Birra conosce una notevole diffusione nel vecchio continente, anche perché in tali zone la coltivazione della vite presentava notevoli difficoltà.

Al contrario, nel sud la Birra veniva consumata in particolare dalle classi meno agiate. Era da considerarsi un vero e proprio alimento, stante all’apporto calorico.

Durante il basso medioevo, era in cui la birra veniva servita ad ogni pasto, in Inghilterra e nei Paesi Bassi il consumo pro-capite era di 275-300 litri (60-66 galloni) all’anno.

La Birra non godeva di approvazione negli ambienti scientifici e medici. Greci e Arabi non se ne erano occupati molto e, pertanto, considerando che all’epoca la tradizione contava molto in medicina, questa era ritenuta una bevanda non molto salutare.

Aldobrandino da Siena, medico e scrittore, così scriveva in merito: «Comunque con qualsiasi cosa venga prodotta, sia con l’avena, sia con l’orzo o con il frumento, (la birra) fa male alla testa e allo stomaco, causa una cattiva respirazione e rovina i denti, riempie lo stomaco con fumi dannosi, e chiunque la beva insieme al vino diventa ubriaco rapidamente; ma ha la proprietà di facilitare la minzione e rende la pelle bianca e liscia.» ed era il 1256.

Per quanto riguarda gli elementi di base per la produzione, l’impiego del luppolo è stato descritto nell’822 da un abate carolingio e  la badessa Ildegarda di Bingen scriveva nel 1067: «Se qualcuno intende fare della birra con l’avena, viene preparata con il luppolo».

Abbiamo testimonianze che ci inducono a dire che già dal IX secolo l’utilizzo del luppolo era noto quale ingrediente aromatizzante. Col tempo si è trovata la giusta proporzione di dosaggio degli ingredienti.

Inizialmente veniva utilizzata una miscela di spezie, la gruit e questa tipologia di birra andava consumata fresca, non poteva essere conservata e quindi esportata.

E’, infatti, il luppolo il conservante naturale della Birra, ma tale tipologia di produzione viene perfezionata solo dal XIII secolo in Germania ed inizia, così, ad essere esportata sul larga scala, impiegando delle botti di dimensioni uniformate.

Nella stessa epoca cambia anche la gestione della produzione; da due si passa a otto-dieci persone.

Tale sistema si diffonde in Olanda nel XIV secolo e, in seguito, arriva anche nel Ducato di Brabante e nella Contea delle Fiandre, per giungere, alla fine del XV secolo, in Inghilterra, dove un secolo prima l’uso del luppolo era stato imposto per legge.

I contadini, però, sostenevano che il luppolo rovinasse il sapore della birra, per cui ci furono delle rivolte represse con fermezza.

La fabbrica di birra più antica ancora in attività si trova in Baviera ed è gestita da una abbazia di monaci benedettini: si tratta del birrificio Weihenstephaner.

A partire dal XIV e XV secolo la produzione di birra diviene gradualmente una attività artigianale. Pub e monasteri iniziano a produrla in proprio per un consumo di massa.

Guglielmo IV, Duca di Baviera, approva nel 1516 quella che potrebbe essere il più antico regolamento rimasto in vigore fino al XX secolo, la Reinheitsgebot, “requisito di purezza”. La norma prescriveva che gli ingredienti della birra dovessero essere acqua, orzo e luppolo. A questi verrà, in seguito, aggiunto il lievito dopo la sua scoperta, avvenuta nel 1857 grazie a Louis Pasteur.

Dopo l’unificazione dell’Impero tedesco ad opera di Otto von Bismarck nel 1871, la legge viene estesa a tutta la Germania e aggiornata alle tendenze moderne nella produzione.

La prima birreria asiatica viene registrata nel 1855, l’attuale Mohan Meakin Brewery. In origine si chiamava Dyer Breweries, fondata in India sulle Montagne Himalayane.

La maggior parte delle birre erano quelle oggi chiamate ale, birra ad alta fermentazione, mentre quelle a bassa fermentazione, ovvero le lager, oggi le più prodotte, appaiono a partire dal XVI secolo. queste non sono altro che il risultato casuale della conservazione in grotte fresche per periodi di tempo lunghi.

Per ora il nostro viaggio può dirsi concluso. La prossima volta affronteremo la questione sotto l’aspetto produttivo, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Prima di salutarci un po’ di folklore e curiosità, che non fa mai male. Sediamoci davanti ad un bel boccale della nostra Birra preferita e fantastichiamo sull’origine della nostra bevanda preferita…

Il poema epico finlandese Kalevala, basato su tradizioni orali di molti secoli addietro e raccolto in forma scritta nel XIX secolo, dedica maggior spazio all’origine e alla produzione di birra che all’origine dell’umanità. Secondo la canzone da pub britannica “Beer, Beer, Beer” dobbiamo al fantomatico Charlie Mopps l’invenzione

Beer Beer Beer

Traditional

A long time ago, way back in history,
when all there was to drink was nothin but cups of tea.
Along came a man by the name of Charlie Mops,
and he invented a wonderful drink and he made it out of hops.

He must have been an admiral a sultan or a king,
and to his praises we shall always sing.
Look what he has done for us he’s filled us up with cheer!
Lord bless Charlie Mops, the man who invented beer beer beer
tiddly beer beer beer.

The Curtis bar, the James’ Pub, the Hole in the Wall as well
one thing you can be sure of, its Charlie’s beer they sell
so all ye lads a lasses at eleven O’clock ye stop
for five short seconds, remember Charlie Mops 1 2 3 4 5

He must have been an admiral a sultan or a king,
and to his praises we shall always sing.
Look what he has done for us he’s filled us up with cheer!
Lord bless Charlie Mops, the man who invented beer beer beer
tiddly beer beer beer.

A barrel of malt, a bushel of hops, you stir it around with a stick,
the kind of lubrication to make your engine tick.
40 pints of wallop a day will keep away the quacks.
Its only eight pence hapenny and one and six in tax, 1 2 3 4 5

He must have been an admiral a sultan or a king,
and to his praises we shall always sing.
Look what he has done for us he’s filled us up with cheer!
Lord bless Charlie Mops, the man who invented beer beer beer
tiddly beer beer beer.

The Lord bless Charlie Mops!

These lyrics may or may not be copyrighted!

« Molto tempo fa, indietro nella storia

Quando tutto quello che c’era da bere erano solo tazze di tè,

Arrivò un uomo chiamato Charlie Mopps

Ed egli inventò la meravigliosa bevanda, e la fece con il luppolo… »

Per i fiamminghi è stato il mitico re Gambrinus, Jan Primus, mentre secondo una leggenda ceca è stato il dio Radigost, dio dell’ospitalità… Buona Birra a tutti, qualunque essa sia…

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