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I MISTERI DI SANTA CRISTINA. BOLSENA, 23 E 24 LUGLIO

La Città di Bolsena, situata nell’Alto Lazio al confine con Umbria e Toscana, è nota per l’omonimo lago, il più grande lago vulcanico d’Italia, è per il Miracolo Eucaristico del 1263 da cui la celebrazione del Corpus Domini.

Santa Patrona di Bolsena è Cristina, morta martire a 12 anni, e la cui solennità si festeggia il 24 luglio.

Abbiamo detto martire. Già, ma da dove nasce il culto, chi era Cristina? La “Passione” di Santa Cristina è giunta a noi in moltissimi testi risalenti a epoche diverse. Il più antico ad oggi conosciuto risale alla prima metà del V secolo, contenuto in un papiro proveniente dall’Egitto, e pubblicato nel 1911. Della Santa di Bolsena scrissero i più celebri autori del cristianesimo medioevale. Attraverso il racconto del domenicano Jacopo da Varagine (1228-1298), che scriveva della vita dei santi, proviamo a conoscere meglio Cristina.

Cristina, fanciulla di nobile famiglia, nacque a Tiro in Italia. Cristina era bellissima e molti la desideravano per moglie, ma i genitori rifiutavano ogni proposta di matrimonio, avendo deciso di consacrare la figlia al culto degli dèi; il padre, infine la chiuse in una torre con dodici ancelle e molte statue di idoli, d’oro e d’argento. Ma Cristina, istruita dallo Spirito Santo, aveva in orrore il culto degli dèi e gettava dalla finestra l’incenso che avrebbe dovuto bruciare in loro onore. Un giorno dissero le ancelle al padre: “La figlia tua, nostra padrona, non vuole sacrificare agli dèi e afferma di essere cristiana”. Il padre, allora, dolcemente cercò di convincerla, ma quella: “Non mi chiamare tua figlia, ma figlia di colui a cui è lecito tributare il sacrificio di lode; poiché io non offro sacrifici agli dèi, ma al Dio che è nel cielo”. E il padre: “Figlia mia, non offrire sacrifici ad un sol dio, che gli altri non abbiano ad adirarsi contro di te!”. E quella: “Hai parlato bene, dal momento che non conosci la verità: io, infatti, offro sacrifici al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo”. E il padre: “Tu adori tre dèi, perché non adori anche gli altri?”. E quella: “Sono tre, ma fanno una sola divinità”. Dopodiché Cristina spezzò gli idoli del padre e distribuì l’oro e l’argento di cui erano formati fra i poveri. Quando il padre tornò nella torre per vedere se la figlia venerava gli dèi, non li trovò più e seppe dalle ancelle quello che Cristina ne aveva fatto. Comandò allora che fosse spogliata e battuta da dodici servi, i quali eseguirono l’ordine fino a che non gli vennero meno le forze. Cristina disse al padre: “Uomo senza onore né pudore, odiato da Dio, coloro che mi battono sono ormai senza forze e nessuno dei tuoi dèi sarebbe capace di restituirgliele”. Allora il padre ordinò che fosse incatenata e chiusa in prigione. Quando la madre seppe tale notizia si strappò le vesti, andò nel carcere dove si trovava Cristina e le si prostrò ai piedi dicendo: “Figlia mia Cristina, luce dei miei occhi, abbi pietà di me!”. E quella:“Perché mi chiami figlia tua, dal momento che io porto il nome del mio Dio?”. Infine la madre, non potendo persuaderla, tornò dal marito e gli riferì le risposte della figlia. Allora il padre comandò che Cristina fosse portata dinanzi al tribunale e le disse: “Sacrifica agli dèi se non vuoi essere crudelmente tormentata e cessare di essere mia figlia!”. E quella: “Mi hai accordato un gran favore non chiamandomi figlia del diavolo, perché dal diavolo non può nascere che un demone”. Il padre, infuriato, ordinò di straziarle le carni con unghie di ferro e di farle a pezzi ogni membro; ma Cristina prendeva i pezzi della propria carne e, gettandoli in faccia al padre, diceva: “Prendi, tiranno, e mangia la carne che hai generato!”. Allora il padre la fece porre su una ruota, fece poi attizzare un gran fuoco con l’olio, ma la fiamma divampando uccise millecinquecento pagani. Il padre, che attribuiva tutti questi miracoli alle male arti della figlia, di nuovo la fece condurre in carcere e, giunta la notte, comandò i suoi servi che le legassero una pietra al collo e la gettassero in mare. Ma ecco che gli angeli la sollevarono nelle loro braccia e Cristo stesso discese fino a lei battezzandola con queste parole: “Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
Poi la affidò all’arcangelo Michele, che la riportò a terra. A tale notizia il padre si percosse la fronte e disse: “Di quali male arti ti servi per domare anche i flutti del mare?”. E quella: “Uomo stolto e infelice, è Cristo che mi fa tali grazie!”. Allora il padre ordinò che fosse di nuovo chiusa in un carcere e decapitata il giorno dopo; ma nella stessa notte il crudele padre, che si chiamava Urbano, fu trovato morto. Ebbe come successore un giudice non meno iniquo di nome Elio, il quale fece immergere Cristina in un caldaione bollente colmo d’olio, resina e pece, e ordinò a quattro uomini di agitarlo. Ma Cristina lodava Iddio nella caldaia e lo ringraziava perché, nata or ora alla fede, le permetteva di essere dolcemente cullata. Allora il giudice, irato, fece radere il capo della santa e ordinò che fosse condotta nuda fino al tempio di Apollo. Non appena vi fu arrivata l’idolo cadde a pezzi in terra.

A tale notizia il giudice dallo spavento morì.

Gli successe Giuliano, che fece accendere una fornace per gettarvi Cristina; qui la fanciulla rimase per cinque giorni in compagnia degli angeli, senza soffrire alcun male. Quando Giuliano seppe ciò ascrisse il miracolo alle male arti della fanciulla e comandò che le fossero gettati addosso due aspidi, due vipere e due colubri; ma le vipere le si arrotolarono ai piedi, gli aspidi le circondarono il seno e i colubri le leccarono il sudore intorno al collo. Disse qualcuno a un incantatore: “Serviti delle tue arti per eccitare quelle bestie!”. Ma le bestie si rivoltarono contro l’incantatore e lo uccisero. Allora Cristina comandò ai serpenti di andarsene nel deserto, poi resuscitò il morto. Allora Giuliano ordinò di strappare le mammelle della fanciulla, da cui sgorgò latte invece di sangue. Infine le fece tagliare la lingua, ma Cristina per questo non perse la parola, e prendendo un pezzo della sua lingua la gettò in faccia a Giuliano, che fu percosso in un occhio e subito perdette la vista.

Infine Giuliano fece trafiggere la fanciulla con due frecce

 nel cuore e una nel fianco. In tal modo Cristina rese l’anima a Dio all’incirca nell’anno del Signore 297, sotto il regno di Diocleziano. Il corpo della santa riposa in una città fortificata, che si chiama Bolsena, fra Civitavecchia e Viterbo. Tiro, che si trovava vicino a Bolsena, è stata distrutta dalle fondamenta.” (www.santacristinadibolsena.it)

 

Alle ore 22.00 del 23 luglio la statua di Santa Cristina esce  dalla sua Basilica e viene portata in processione alla chiesa parrocchiale del SS. Salvatore, nella parte alta e medioevale della città di Bolsena, accompagnata da una festosa ed effervescente fiumana di popolo. Attraversa cinque piazze dove su palchi in legno, centinaia di bolsenesi ridanno vita, inscenando quadri viventi muti ed immobili, esclusi due, agli episodi salienti del martirio di Cristina, che si svelano al passaggio della Santa.

La prima rappresentazione è subito sul sagrato della Basilica, e rappresenta il martirio delle verghe. Si prosegue per Piazza Matteotti, dove viene messo in scena il martirio della fornace. Superato l’arco si va per Corso Cavour a Piazza San Rocco, dove l’apertura del sipario ci svela il martirio delle carceri. La successiva tappa della processione vede il tentato affogamento di Cristina nel lago, per mezzo di una grossa e pesante pietra legata al collo, e siamo a Piazza San Giovanni. Di qui parte una bella salita fino a Piazza dell’Orologio dove, a ridosso della Rocca Monaldeschi della Cervara che ospita il Museo Territoriale del Lago di Bolsena, assisteremo allo spettacolo della morte del crudele padre di Cristina, i Demoni, dove i diavoli, tra fuoco e fiamme, si contenderanno l’anima del meschino.

 

La statua della Santa trascorre la notte nella Parrocchia del Santissimo Salvatore.

Il mattino seguente l’immagine della Santa fa ritorno alla sua Basilica. Dopo le celebrazioni religiose alle ore 10.00 inizia la processione che riporterà la Santa alla Basilica. Il primo quadri vivente rappresenta il martirio dei pettini. Scendendo, a Piazza San Giovanni ci attende l’altro quadro vivente suggestivo e in movimento, che rappresenta il martirio dei Serpenti, dove vengono impiegate serpi vive, che fino a poco tempo fa venivano catturate nelle campagne di Bolsena nei giorni precedenti la festa, e sono le protagoniste della scena insieme al Serparo. Continuando verso la Basilica, in Piazza San Rocco, a Cristina viene tagliata la lingua.  A Piazza Matteotti viene trafitta con le frecce, e finalmente, dopo tanti parimenti, può salire in gloria al rientro nella sua Basilica.

Questa è la rappresentazione de I Misteri di Santa Cristina, che a partire dalla seconda metà del XIX secolo è stata oggetto di attenzione da parte di studiosi di antropologia, storia del teatro e della religiosità popolare. La scena dei diavoli che trascinano all’Inferno il padre di Cristina, tra le più suggestive e animate è sta aggiunta nell’ultimo ventennio del XIX secolo al termine del percorso notturno. Di norma, i soggetti rappresentati sono: il martirio delle verghe; il martirio delle serpi; il martirio delle frecce; il martirio della caldaia; il martirio della fornace; il martirio del taglio della lingua; il martirio della ruota; il martirio del tentato annegamento; il carcere; la sepoltura; l’inferno.

Gli attori che animano le scene sono in larga parte giovani bolsenesi, che orgogliosamente rinnovano la secolare tradizione.

Bisogna essere lesti a seguire la statua della Santa se si vuole essere pronti e in buona posizione all’apertura del sipario. Se così non fosse, niente paura, riaprono più volte.

La sera la festa continua con concerti, di cui uno sul lungolago,  con la conclusione della due giorni affidata allo spettacolo pirotecnico sul lago, che è previsto per le ore 23.30.

I festeggiamenti continueranno anche giovedì 26, e sabato 28 con la Notte Bianca della Cultura, per concludersi domenica 5 agosto, in cui cade l’anniversario del ritrovamento della tomba della Santa, risalente al 1880. Alle 19.00 si potrà pregare sulla tomba di Cristina, potendo vedere le reliquie. La chiusura è affidata ai Misteri di Santa Cristina rappresentati dai bambini.

Bolsena ha molto da offrire, da far vedere e assaporare. I festeggiamenti della Santa Patrona sono solo una delle occasioni che ci vengono offerte per visitarla. Preso appunti? Ci vediamo lungo il percorso della processione.

Articolo di Alessandro Rotondi

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